diventare genitori è un gioco da ragazzi

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Scuola per genitori: imparare per educare

12 gennaio 2016


Cina, 27 dicembre 2015: dopo 35 anni di figli unici, l'Assemblea Nazionale del popolo cinese ha adottato la legge - attiva dal 1 gennaio 2016 - che autorizza le coppie ad avere due figli.

Nella stessa data è stata varata la prima legge contro ogni forma di violenza domestica, fisica e psicologica.

 

Le due cose vanno a braccetto, in una società fondata sul patriarcato. E così la Cina, per stare al passo con i tempi e con i mutamenti della società, ha ben pensato di creare corsi obbligatori di per "buoni padri e buoni mariti", dove gli allievi sono tutti colpevoli di abusi domestici (e prima ancora vittime degli stessi in gioventù).

 

Durante il corso di tre giorni i papà imparano a fare il bagnetto e cambiare il pannolino, o come parlare e comportarsi nella società contemporanea.

 

Gran Bretagna, 12 gennaio 2016: il premier britannico David Cameron annuncia di voler istituire dei corsi per genitori che possano ovviare alla mancanza di buone maniere, disciplina e capacità di comunicare dei giovani. Una realtà dalla difficile gestione in molta parte della società (e non parliamo solo di Gran Bretagna, e non parliamo solo di strati sociali disagiati).

Si tratterebbe di una misura per sopperire i tagli fatti alla scuola.

 

Primo pensiero in merito? La genitorialità non si insegna!

 

E in questo condivido pienamente il pensiero di Enrica Tesio - copywriter, scrittrice e autrice del seguitissimo blog Tiasmo - che, nel suo articolo a commento della notizia, scrive "...da autodidatta mi viene da dire che il mestiere di genitori non è il più difficile del mondo, semplicemente perché non è un mestiere. E forse, ma dico forse, i figli non sono un progetto educativo, ma una vicenda della vita, imprevedibile e irresistibile. Impari a cambiare i pannolini e i pannolini sono già da archiviare, impari a decifrare il pianto e il bimbo già parla, impari le regole del gioco, appena in tempo per vedertele cambiare sotto il naso. 

E allora non è il problema di quale voce ascoltare, se quella dell’istinto o del tutor autorevole, dei nonni esperti o delle tate modello. Perché non ci sono corsi che tengano, a imparare a fare i genitori te lo insegnano solo i figli.  " (vuoi leggere l'articolo intero? Merita, e lo trovi su La Stampa).

 

Poi, però, delle immagini prendono forma nella mia mente. Esempi di adulti arroganti, di genitori distratti che urlano in continuazione, di uomini e donne che sfuggono i confronti, ed a cui mancano voglia e capacità di mettersi in discussione.

E mi chiedo che tipo di esempio possano dare ai loro figli, e che educazione possano trasmettere.

 

Mi vengono in mente anche ragazzine e ragazzini difficili, contrari a tutto, aggressivi, bulli. E altri che dei primi sono vittime. E immagino quanto sia difficile trovare il modo di gestire le situazioni sia con gli uni che con gli altri, quando sono figli tuoi.

 


E penso che, un po' come i papà cinesi, che escono da un periodo storico in cui "le cose stavano così", e quasi nessuno si poneva il problema che dovessero/ potessero essere diverse, allo stesso modo anche molti genitori europei avrebbero forse bisogno non tanto di una guida all'educazione dei figli, ma di qualche spunto che permetta loro di aprirsi al loro ruolo di mamme e papà.


Un contributo che offra delle visioni alternative rispetto al film che hanno vissuto e che stanno facendo vivere alle loro famiglie.

 

Assieme ad una selezione di metodi educativi e proposte che possano non indicare la strada, ma aprire alla riflessione, e aiutare a trovare un modo proprio, unico e originale di crescere come genitori con i propri i figli, legato al carattere, alle situazioni, agli interessi e alle interazioni che ogni singolo elemento crea nella propria famiglia.

 

E starebbe bene anche qualche iniezione di coraggio e autostima o una mano su una spalla nei momenti difficili, perchè essere genitori, di questi tempi, non è sempre - solo - meraviglioso. 

Barcamenarsi fra visioni diametralmente opposte (due a caso: vaccini si o no, allattamento al seno o biberon), stili educativi super permissivi o super severi, novità tecnologiche, crescita in un mondo che corre, è questione complessa, in cui spesso l'incertezza e lo scoramento possono prendere il sopravvento.

 

Ecco, in questo senso io sono dell'idea che una scuola per genitori sia positiva: per rafforzare i punti deboli, smussare gli spigoli, equilibrare i ruoli e fornire spunti di riflessione in uno scambio costruttivo di esperienze e competenze.

 

Voi che ne dite: andreste a una scuola per genitori? E cosa vorreste imparare?

 

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Di educazione parla Isabella Chirico nella sua rubrica Happy Mail, in cui risponde alle domande dei genitori.

 

E di educazione, genitori e bambini abbiamo parlato con Francesca Valla (Tata Francesca di SOS Tata) in un'intervista.