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Le famiglie trentine di Chiedi a papà: che cosa è cambiato?

21 marzo 2016


Ormai ci siamo: la prima edizione di Chiedi a papà si concluderà domenica alle 16.30 - sempre su Rai 3 - con una puntata speciale ricca di contenuti inediti.

 

In queste settimane abbiamo sbirciato nelle vite di 20 famiglie italiane, emozionandoci con loro e immedesimandoci nelle loro storie e abitudini quotidiane.

 

E loro? come avranno vissuto questa esperienza? 

Incoraggiata dal fatto che due delle famiglie che hanno preso parte al programma sono trentine, ho pensato di sentire direttamente dalle loro penne (si, non siamo riusciti ad incontrarci!) qualche curiosità su questa esperienza sicuramente inusuale.

 

La famiglia Marcon (mamma Carmen, papà Stefano e Linda, Nicola, Melissa e Caterina) e la famiglia Geri (mamma Giovanna, papà Giuliano, Lapo e Viola) sono state molto disponibili, ed hanno risposto a qualche domanda (i primi via Whatsapp e i secondi via mail: ecco il perchè di risposte più sintetiche da parte di Carmen e Stefano!)

 

1 -  Nel ménage quotidiano normalmente vi aiutate? E, se si, avete compiti ben suddivisi o siete intercambiabili?

FAM. GERI

Le persone interpretano dei ruoli, ciascuna con le proprie virtù e con i propri limiti. Prima di essere genitori, infatti, si è individui. E in quanto individui si trasferisce nel cosiddetto ménage la propria imperfezione, sulla quale costruire rapporti ed equilibri interni alla famiglia.

Per quanto ci riguarda cerchiamo di suddividerci i compiti a seconda delle nostre capacità e idiosincrasie, dei nostri orari di lavoro e impegni quotidiani, condividendo soprattutto le scelte riguardanti i nostri figli (scuola, attività parallele, giochi, acquisti ecc.).

Per il resto ciascuno fa quello che meglio gli riesce, fedele al principio secondo il quale “da genitore qualunque cosa fai la sbagli, cerca almeno di contenere i danni...” Insomma, ci si dà una mano, ci si viene incontro, si cerca di essere genitori in modo paritario.

 

FAM. MARCON

Con quattro figli aiutarsi è necessario. Entrambi lavoriamo, e nella gestione della famiglia siamo assolutamente interscambiabili.

 

2 - Era già capitato che la mamma si allontanasse per qualche giorno lasciando a papà le redini nella gestione famiglia/casa?

FAM. GERI

La mamma si allontana ogni tanto per qualche giorno, perlopiù per motivi di lavoro, ma più di un giorno o due al massimo i bambini non sono mai stati soli con il papà, senza aiuti esterni da parte di zie o nonni.

FAM. MARCON

Solo una volta, circa un anno fa, per un ricovero ospedaliero di 3 giorni fuori città.

 

3 – cosa vi ha spinto a partecipare? Chi ha lanciato l’idea (e quanto l’altro si è lasciato convincere facilmente?)

FAM. GERI

“Chi” ci ha spinto a partecipare, vorrai dire... È stata una nostra cara amica che si occupa di casting a proporci di partecipare alle selezioni del programma, dandoci soltanto qualche informazione sommaria del tipo: “è una specie di reality: la mamma se ne va in un resort di lusso e il papà se ne sta a casa con i figli”.

Secondo lei eravamo perfetti per un format del genere. Io, Giuliano, le ho detto subito di sì (davanti a certe proposte, e dopo una certa età, bisogna sempre e comunque rispondere affermativamente, senza starci a pensare troppo). Poi ho dovuto convincere Giovanna, ma visto che le offrivano 5 giorni di vacanza in un resort, non ha fatto fatica a cambiare idea.

Così, per gioco, abbiamo partecipato alle selezioni e siamo stati presi.

 

FAM. MARCON

Stefano: la curiosità e l'opportunità di far trascorrere a Carmen 5 gg di vacanza rilassante.

Carmen: poter trascorrere 5 gg senza guardare l'orologio... in assoluta libertà dal tempo. Insomma: poter fare le cose con calma!

La proposta è venuta da Chiara, di Trentino Casting. Ha chiesto a Stefano, e, dopo averne parlato, abbiamo entrambi accettato subito di partecipare alle selezioni.

 

4 – La cosa più difficile e la più divertente/tenera?

FAM. GERI

(Giuliano) La parte più difficile, per quanto mi riguarda, è stata la gestione delle cose in rapporto ai tempi. Ciò che semplicemente e sinteticamente si chiama “organizzazione”, e che per me è sinonimo di “incubo”. Tra scuola, attività parallele, orari e varie necessità quotidiane ho fatto molta fatica a far combinare tutto e a non dimenticare niente (o quasi niente).

A non dimenticare, che so, cuffia e costumino prima di andare in piscina, o a non sovrapporre impegni invertendo orari e figli. Ammesso che di “tenero” c’è solo la carne rossa, cosa c’è di più “divertente” della propria umana imperfezione?

 

(Giovanna) Per me nessuna, ma la mamma che stava con me ha invece sofferto molto, soprattutto per il fatto che non poteva comunicare al telefono con i suoi figli. Se l’avesse saputo, non avrebbe mai accettato.

Così, mentre lei contava le ore che la separavano dalla partenza, io cercavo di sfruttare al massimo il tempo libero concesso tra una ripresa e l’altra per godermi il posto in cui ero. La troupe che ci seguiva, poi, era fantastica e ridevo in continuazione.

L’arrivo di Giuliano con i bambini la domenica mattina è stata però la sorpresa più dolce. 

 

FAM. MARCON

(Carmen) Mi è pesato non poter essere presente al primo giorno di scuola di Melissa.

La cosa più divertente sicuramente è stata la serata di degustazione vini, e la più tenera il videomessaggio dei bambini e l'incontro a sorpresa con tutti.

Volevo rimanere un giorno in più, e con i bimbi e Stefano è stato bellissimo.

(Stefano) La cosa più difficile è stata sapere che la sera Carmen non sarebbe stata con noi.

Quella più divertente è stata la preparazione dello spettacolo, mentre quella più tenera: il bacino di Melissa!


5 – è cambiato qualcosa dopo questa esperienza?

FAM. GERI

(Giuliano) Direi niente. Io sono la stessa persona che ero (splendida, ovviamente), Giovanna pure (l’effetto ringiovanimento da resort di lusso è durato giusto qualche giorno).

Continuiamo a dividerci i compiti come prima, e a fare o rifiutarci di fare le stesse cose. Forse soltanto con un briciolo di consapevolezza in più, e con la speranza, da parte mia, che lei si prenda altri momenti di stacco (non necessariamente in alberghi di lusso... in mancanza di sponsor vanno bene anche una pensione familiare sulla riviera romagnola, un rifugio sulle Apuane o un campeggio FKK in Croazia...).

 

FAM. MARCON

No, non è cambiato nulla, oltre al fatto di aver fatto una bellissima esperienza e di aver conosciuto persone veramente speciali.


6 – come l’hanno vissuta i bambini (assenza della mamma, ma anche telecamere e persone intorno)?

FAM. GERI

Per loro è stato un gioco, fin dall’inizio. Un gioco strano, ma a tratti divertente, un gioco che talvolta si svolgeva intorno a loro, ai margini, che riguardava molto di più il babbo che non loro stessi. Un gioco di cui erano partecipi solo in una certa misura, ma che hanno accettato con spirito costruttivo, collaborando con la troupe e prestandosi di buon grado alle richieste del simpaticissimo regista.

Hanno imparato subito come interagire con le telecamere (mai guardare l’obbiettivo!) e con gli operatori, ma devo dire che il merito va anche ai ragazzi della troupe, che hanno creato un rapporto molto “fanciullesco” e un ambiente giocoso.

Il fatto che entrambi i bambini abbiano deciso di andare a sbattere la testa contro compagni di classe o armadi nello stesso giorno, e di farmi convocare di urgenza dalle maestre a scuola, è stato – forse – solo un caso, non necessariamente un meditato boicottaggio.

Per il resto l’assenza della madre ha pesato più sul piano psicologico che non su quello fisico. Il fatto che non potesse comunicare con loro, nemmeno per telefono, alla lunga ha pesato, ma tutto sommato ne sono usciti alla grande. 

 

FAM. MARCON

Secondo noi i bambini hanno vissuto quest'esperienza con serenità: avevamo condiviso con loro l'idea di partecipare al programma, e quindi sapevano ed erano d'accordo.
E poi, cosa assolutamente da non sottovalutare, i ragazzi della troupe che li hanno seguiti e filmati sono stati tutti molto gentili e professionali!


7 – e dopo la messa in onda: amici che scrivono, conoscenti che vi riconoscono…e i bambini?

FAM. GERI

(Giuliano) Per quanto riguarda la mia immagine “pubblica”, per tanti anni ho provato a fare cose serie, talvolta pure seriose, e non mi ha filato quasi nessuno. Da quando ho cominciato a dedicarmi ad attività più leggere o ad esperienze più pop, ho riscontrato nel “prossimo” (categoria la più ampia possibile, dal parente stretto fino al vicino di casa esperto in messaggistica anonima) una curiosità nettamente superiore per i miei destini.

Dal giorno in cui sono diventato padre ho smesso di prendermi sul serio. E credo sia un bene, non tanto per me, quanto per i miei figli. I quali stanno vivendo questa improvvisa “celebrità” con molta disinvoltura, quasi con altero distacco.

O magari non hanno capito del tutto quello che è successo loro. So benissimo che fra qualche anno ce la faranno pagare, e che non potremo sottrarci alle loro legittime ritorsioni...

 

(Giovanna) I bambini per fortuna hanno un rapporto molto sano con la propria immagine e pensano ad altro. I nostri amici invece ci hanno fatto tutti i complimenti, ma solo dopo averci preso rigorosamente in giro.

Perché la chiave di tutto è questa: non prendersi sul serio e lasciare che gli altri facciano altrettanto.

 

FAM. MARCON

Dopo la messa in onda amici e conoscenti ci hanno riempiti e ci riempiono di complimenti: una bella soddisfazione. Siamo stati anche fermati per strada da persone che non ci conoscono!

I bambini si sono divertiti guardarsi nella puntata trasmessa in televisione: sono stati tutti svegli fino a mezzanotte, anche Caterina! Lei, in particolare, era tanto incuriosita, e non capiva perché era in tv!

Anche il post puntata i bimbi lo hanno vissuto e lo stanno vivendo tranquillamente; è stato un bel gioco per tutti!