diventare genitori è un gioco da ragazzi

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La mia prima volta da mamma/2


Vi avevo lasciati con un test di gravidanza positivo in mezzo al Sinai, un marito potenzialmente vivo e un collega sull’orlo di un esaurimento nervoso (leggi qui la prima parte del racconto).

 


Riprendo da quel punto: ore 5:45 del mattino (4:45 italiane) sulla porta della mia baracca con un test positivo in mano vestita da benzinaia.


Finito di far capire al collega che quella cosa con due linee non è un misuratore di temperatura, andiamo in ufficio.. solita routine: a lui baci e abbracci a me solo blandi sorrisi (sono donna e in quel posto non sono abituati a vederne quindi mi ritrovo un po’ “sconsiderata”). Arriva la telefonata di un collega egiziano “it’s time to go”.

 


Oh porca miseria.. oggi è il giorno con la jeep in mezzo al deserto! Dobbiamo andare su tutti i 100 pozzi a prelevare un campione di olio da analizzare in laboratorio..

Punto uno: “con la jeep ballonzolando tre le dune”
Punto due: “prelevare sanissimo petrolio grezzo”
Punto tre: “analizzarlo in laboratorio dove l’odore più leggero è quello di diossina e cherogene”.

 

E sono incinta. E ricordiamo che non so se il marito è ancora vivo o meno.
Ma ci devo andare.

 

Ora.. immaginatevi la scena.. io bella solare con elegantissima mise da benzinaia, capelli iper raccolti, occhiali iper schermati, che siede sulla jeep e si aggrappa alla maniglia sul tetto e ammortizza con le gambe evitando di appoggiare il sedere al sedile.. dopo 10 minuti avevo male a bicipiti, tricipiti, e tutti gli “ipiti” presenti sulle braccia.. e non solo! Ma lo faccio.

 


Poi arriva il momento dei laboratori. Arriviamo e solo nel fare la rampa veniamo invasi da quel buon profumo di chimico (solventi e quelle belle cosette lì..) che fino al giorno prima era normale oggi è l’Apocalisse. Che faccio?

Fingo di stare male, tanto so che il medico del campo al massimo mi passa un termometro e stetoscopio e mi devo auscultare da sola. Non sono abituati ad avere donne e anche il medico è in imbarazzo.

 


Dico col mio splendido inglese: “I’m really sorry, but I’m not feel so well” (Gente sono incinta ma non posso dirvelo e quindi fate voi oggi le analisi sotto cappa). Ci credono, tutto ok. Sto fuori a guardare le palme secche e dico che non mi serve il medico, ma è solo un semplice “headache” (mal di testa.. la scusa che per noi donne funziona sempre!)

 


La mattinata passa anche tranquillamente finché non arriva il momento della mensa. E qui mi salta in testa quella parolina che avevo tanto sentito e che tanto sentirò con la seconda gravidanza (ve la racconterò ovviamente).. TOXOPLASMOSI.

 


Ok, sono nel deserto, mangio karuff (caprone del deserto), verdura di dubbio lavaggio, pesce favoloso, tahina, aglio, poi ancora aglio e anche un po’ di aglio (che io non ho mai digerito, ma mi sono fatta uno stomaco che è un caterpillar ormai). Io ci tengo al mio bimbo (perché fai un test positivo e in cuor tuo chiami già “bimbo” un insieme di cellule così miracoloso che solo la parola “bimbo va bene) e vado da Said il cameriere.

 


Ecco il dialogo (e non stupitevi dell’inglese maccheronico, ma in Egitto parlano l’inglese che imparano alle elementari i nostri bimbi.. se inizi a mettere un “would like to” iniziano a guardati con lo sguardo di Nicolas Cage dei Meme).

 

Io: “Said please, would you tell me if you wash the vegetagles?” (Said la lavate sta verdura?)
Said: “Oh miss Eliza (perchè Elisa proprio non lo sanno dire), I don’t know, wait” (Elisa che ne so, aspetta!)
E va in cucina
Said: “The chef said yes” (il cuoco dice di sì)
Io: “ok, but only with water (specifico acqua desalinizzata dal Mar Rosso) or he uses also some disinfectant or bicarbonate?” (ok, la lavate con l’acqua – detto come fosse la colata di Sarno - o usate anche qualche disinfettante o bicarbonato?)
Said: “with the pads”

 

Ok.. con le pads.. ossia delle pasticche di qualcosa.. mi faccio mostrare la confezione.. scaduta 1 anno prima. “ok thank you very much Said, you’re always so kind”.


Ora.. fosse stato un qualsiasi uomo con un QI superiore a un minimo sindacale qualche sospetto che io sia incinta lo potrebbe avere.. per fortuna Said era un patatone Egiziano che manco sapeva di essere al mondo e sapevo che non avrebbe suscitato nessuno scandalo. Ma una cosa era certa: per me basta verdura cruda per un mese.. almeno finchè io non avessi lasciato il deserto….

 

Poi finalmente ho il piacere di sentire il marito. E’ vivo. Tutto il resto non conta.
Non vi sto a raccontare la dolcezza nelle sue parole, la preoccupazione, la gioia, le raccomandazioni, i sorrisi che si vedevano anche via etere (sorrisi ovviamente della Vodafone che in quel momento aveva tutti i dipendenti che stavano festeggiando per la tredicesima che gli stavamo pagando noi)...

 


Ma d’altronde si sa.. tutti si aspettano di essere col proprio marito sul divano ad osservare quel test abbracciati.. mentre io lo stavo guardando davvero, e lui su Gmail (whatsapp ancora non c’era), abbracciati virtualmente tra deserto e pianura con la lacrima di gioia più grande di tutto il Mediterraneo… <3

 

To be continued

Leggi la terza parte qui