diventare genitori è un gioco da ragazzi

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Essere (o non essere) genitore

01 agosto 2016


Come dico spesso alle mie amiche non mamme, sono convinta che si possa vivere felici senza figli (quando si tratta di una scelta consapevole). Perché è solo quando li hai che provi e capisci le emozioni forti che essere genitori può darti.

Un po’ come quando non hai mai mangiato la pastiera napoletana, e continui felice a mangiare strudel convinta che sia il dolce più buono del mondo.  Lo è per quelle che sono le tue esperienze fino a quel momento.

 

Con i bimbi è uguale. Perché la vita te la sconvolgono, te la complicano, ma allo stesso tempo ti aprono una finestra su un mondo di emozioni che mai – prima di allora – avresti immaginato esistessero.

Essere mamma, per me, è questo. Un vortice di sensazioni che si susseguono a ritmo sincopato (nulla è lineare, quando si ha a che fare con un figlio!), cui tu – genitore – devi cercare di stare dietro, senza lasciarti travolgere.

 

E non è così facile. Chè, se ti fai sopraffare, sei finito: la tenerezza estrema ti rende un genitore troppo morbido e permissivo, la grande rigidità può allontanare i cuori (e le menti); barcamenarsi è molto più complicato di quanto possa sembrare.

 

Quando sei non-genitore hai le idee chiare sull’educazione dei figli degli altri, scindi con semplicità cosa sia giusto e cosa sbagliato, ti meravigli di certi atteggiamenti dei bambini, chiedendoti  “ma i genitori non vedono i loro piccoli teppisti?”, sapendo che tu, che conosci bene i principi educativi più validi, li gestiresti con fermezza e coerenza.

Sappilo: tutte queste certezze saltano al primo vagito del tuo pargolo.

 

Anche i più solidi e convinti “io non sarò mai un genitori così”, cedono più o meno rapidamente a fronte di 3 ordini di cose:

  • L’ammmmoore, quello con un sacco di “M”, e le “O” a forma di cuore. Quello che, così forte, non avresti mai immaginato esistesse; quello che – siccome è tuo figlio – daresti un braccio senza pensarci un minuto, pur di vederlo felice e con un sorriso. Punto.

 

  • L’istinto di sopravvivenza: è il lato B dell'amore di cui sopra. E anche questo non è facile da immaginare prima di diventare genitore. Perché, non nascondiamolo, i bambini sanno portare mamma e papà a livelli di stress e nervosismo elevatissimi. Come i cartoni animati che, quando si arrabbiano, gli fumano le orecchie.
    E lì può capitare che, dopo aver provato con le buone, poi arrabiandosi, poi nuovamente cercando un equilibrio, ti arrendi e lasci che il bimbo faccia un po’ quello che gli pare. Ciò che conta è che tu possa finire quello che stavi facendo.
    Ma – soprattutto – che il pupo finisca di fare ciò che stava facendo lui: urlare, frignare, sbraitare, insistere.

 

  • L'incertezza. Questa è carogna: si insinua quando ti trovi ad affrontare situazioni nuove. E al primo figlio in particolare - ma si mormora che per ogni figlio sia come ripartire da zero - è tutto nuovo! Perché, appena pensi di aver compreso qualcosa… hoplà! Nuova fase di crescita/sviluppo/inizio scuola/ecc…, e tutto cambia! E tu, che eri riuscito a costruirti una piccola base di certezze, ti accorgi che altro non era che un castello di carta, che è imploso al primo spostamento d'aria.

 

Pare, ma non riuscire a maturare delle certezze, soprattutto dovendo essere noi quelli che “sanno” e che accompagnano i figli e li guidano, è molto dura (tanto più in questo momento storico, in cui di certezze ne abbiamo poche a priori).

Soprattutto perché, se una volta non ci si ponevano tante domande, oggi – forse – ce ne poniamo pure troppe, schiacciati fra chi crede nell’approccio naturalissimo e spontaneo, e chi insiste nel mantenere una sorta di rigidità di fondo. Quale sarà l’approccio migliore? Quale più corretto in prospettiva? 

 

Io non ho risposte, e procedo per tentativi, affidandomi di volta in volta a ciò che mi suggerisce l'istinto in base alla situazione, all'umore mio e di mia figlia, a cosa è successo prima e cosa dovrebbe accadere dopo...qualche volta anche a qualche Santo, che mi mantenga i nervi saldi, la mente lucida e magari mi dia una spintarella miracolosa verso la "mossa" più corretta! 

Qualsiasi aiuto, quando si è genitori, è sempre ben accetto!