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Scout? Si, grazie! Una lettera da C.N.G.E.I.

24 febbraio 2015


Io non sono stata scout, e quindi la mia conoscenza di questo mondo è piuttosto vaga, basata su lontani ricordi di Qui, Quo e Qua giovani marmotte con buffi cappelli in testa, e sull'aiutare le vecchiette ad attraversare la strada.

 

Consapevole che si tratti di una visione distorta e molto riduttiva, e curosa di apprendere - come sempre - ciò che non so, ho letto qualche approfondimento sul Corpo Nazionale Giovani Esploratori ed Esploratrici Italiani (C.N.G.E.I.), scoprendone lontane origini (fondata nel 1912 a Roma - solo 5 anni anni dopo la   nascita del metodo scout ideato da Baden Powell - e arrivata nel 1918 a Trento - foto: Österreichische Nationalbibliothek Ricerca: Augusto Bini ) e apertura a ragazzi di ogni credo.

 

 

Poi, siccome a me piace sentire le emozioni, ho chiesto di poter raccogliere un'esperienza.

 

E Sofia, Capo Compagnia Cngei, che ha seguito tutto il percorso scout (da Lupetta fino a responsabile dei Rover, i ragazzi da 17 a 19 anni), ha scritto per Geniori e Dintoni questa lettera.

 

"Ciao! Mi chiamo Sofia e ho vent’anni.

 

La mia vita scout nel CNGEI, Corpo Nazionale Giovani Esploratori ed Esploratrici Italiani è iniziata poco più di dodici anni fa, quando un mio compagno di classe delle elementari mi ha portato un bigliettino d’invito per una “festa d’apertura dell’anno scout”, alla quale mia mamma mi ha spronato a partecipare, dato che la sua esperienza come scout l’aveva decisamente segnata in positivo.

 

Passati tutti questi anni non posso che ringraziare quel mio amico per avermi offerto un’opportunità del genere, perché io non “faccio scout”, ma “sono scout” e sono la persona che sono diventata anche grazie al percorso che sto proseguendo in questa associazione.

 

Il “cammino” proposto dallo scoutismo è pensato appositamente per accompagnare i giovani nella crescita e per formare gli adulti in base alle esigenze educative delle varie fasce d’età.

 

A 8 anni si può entrare a far parte dei Lupetti, nei quali si imparerà a giocare insieme agli altri bambini, ad accettare ed apprezzare le differenze e a rispettare alcune regole basilari di convivenza civile.

 

Tutto questo viene proposto attraverso il gioco, sempre essere vissuto in modo leale e corretto, che è adattato a varie ambientazioni, scelte dai capi per facilitare l’assimilazione di un messaggio, una morale e per rendere l’attività più divertente, anche per i capi (vecchi lupi) che si devono travestire!

 

Ai 12 anni si passa nel Reparto, ossia un gruppo di ragazzi, gli esploratori e le esploratrici, che sono accompagnati nel loro percorso di sviluppo adolescenziale.

In Reparto i ragazzi fanno attività insieme ma facendo riferimento a sottogruppi dello stesso, chiamati pattuglie, che possono essere o femminili o maschili e che sono composti da circa 7 ragazzi ciascuna.

Queste pattuglie sono indipendenti l’una dall’altra, nel senso che tutte le attività, o quasi, sono impostate in modo che ogni ragazzo pensi agli interessi della propria pattuglia, senza mai essere irrispettoso nei confronti dei membri delle altre.

 

Questo clima di sana competizione che viene a formarsi sprona il giovane a responsabilizzarsi e a comprendere che è importante che svolga al meglio il ruolo che ricopre nella sua pattuglia al fine che questa funzioni al meglio.

 

I capi sfruttano questo meccanismo perché permette sia di insegnare ai ragazzi come può essere difficile lavorare in gruppo e accordarsi con altre persone sul da farsi, sia di dare agli esploratori la possibilità di cavarsela da soli, magari chiedendo consiglio al capo pattuglia, il più grande, piuttosto che andando subito a domandare aiuto ai capi aspettandosi la così detta “pappa pronta”.

 

Il terzo ed ultimo step educativo è rappresentato dalla Compagnia, ovvero un gruppo di ragazzi e ragazze, dai 16 ai 19 anni, i rover.

I giovani si preparano a diventare “cittadini del mondo” attraverso lo sviluppo di attività scelte ed organizzate dai ragazzi stessi con la supervisione di un unico Capo Compagnia che si pone sullo stesso livello dei rover, cercando di svolgere più il ruolo di fratello maggiore, di guida, piuttosto che di capo educatore.

 

Le attività svolte vanno a toccare varie aree tra cui il servizio, l’ambiente, la spiritualità, la cultura e altre ancora, e permettono ai ragazzi di fare delle esperienze nuove insieme a dei coetanei, ma secondo dei principi, dei valori condivisi che sono il valore aggiunto dello scoutismo.

 

Tutte e tre queste “Branche” sono gestite da Capi volontari che si sono formati attraverso dei Campi Nazionali e che sono stati ritenuti idonei dagli incaricati alla formazione dell’associazione stessa.

Questi dunque non hanno motivo di prendersi tale impegno se non per il fatto che hanno apprezzato come i capi prima di loro abbiano reso possibile che loro facessero delle esperienze indimenticabili.

 

Questa è la motivazione principale per cui ora io stessa sto continuando il mio percorso nell’associazione, ricoprendo il ruolo di Capo Compagnia della Sezione di Trento 1.

 

Sono molto felice di aver fatto la scelta di continuare anche dopo aver finito il mio percorso educativo perché nonostante si possa pensare che questo finisca con l’ultimo anno di compagnia, in realtà ho constatato che non si smette mai di imparare, di mettersi alla prova, di sfruttare al meglio il confronto e la collaborazione con altri scout, che siano più grandi, coetanei, o persino più giovani."

 

Leggo, in questo percorso, la condivisione di valori importanti.

Valori che possono aiutare i ragazzi a crescere con una maggiore apertura agli altri, un maggiore senso di autonomia e rispetto, e competenze di gruppo che saranno preziose anche in ambito lavorativo.

 

Lascio a questo bellissimo video ("rubato" dal sito di C.N.G.E.I. Trento) raccontare il resto.

 


http://www.cngei.taa.it/trento/