diventare genitori è un gioco da ragazzi

Ispirato e alimentato dall'omonimo Gruppo Facebook

Perché, ancora, scelgo di avere una figlia unica.

21 aprile 2015


Non sono una persona riservata nel senso stretto del termine (cercatemi su un Social qualunque, e facilmente mi troverete!), ma ci sono angoli del mio essere e della mia vita che reputo debbano appartenere solo a me e alla mia famiglia.

 

Questa cosa, però, ce l'ho sulla punta delle dita da troppo tempo, e riguarda delle riflessioni su cui mi piacerebbe avere dei pareri.

 

A stimolare la scrittura, un paio di giorni fa nel gruppo Facebook Genitori a Trento e dintorni, una mamma lamentava le reazioni stupite delle persone a cui diceva di essere in attesa del terzo figlio, chiedendosi come mai le famiglie numerose non siano più "in voga".

 


Ecco. Io sto quotidianamente scegliendo di avere una figlia unica. Dico "quotidianamente" perchè una parte di me desidererebbe molto un secondo figlio, ma sento  che devo lasciar prevalere la ragione.

 

E la ragione mi dice che viviamo in un appartamento già troppo piccolo e scomodo per tre, in Italia, con due lavori indipendenti, la crisi in atto, le grandi incertezze sul futuro, le difficoltà che già ora si fanno sentire: come posso concedermi di pensare di mettere al mondo un altro bambino? 

 

Mi ero inizialmente data tempo fino a i 40 anni per prendere una decisione. Poi l'età è slittata a 42.

Il tempo passa, manca poco, le energie calano.

Ma la voglia - quando vedo le pance delle amiche - torna in certi momenti prepotente.

 

Il ricordo delle sensazioni "da pancione" è meraviglioso: la consapevolezza di essere un guscio protettivo che nasconde un tesoro, la simbiosi con l'esserino che cresce dentro di te, il primo battito amplificato dall'ecografo, i primi movimenti...se mi concentro, ancora riesco a "sentire" dove premevano testa, piedi e sederino nell'ultimo periodo!

 

E - visti con senno di poi - anche i primi difficili mesi (anni?) passano così veloci... intensi, pieni di dubbi, ma bellissimi!

 

Rinunciare a rivivere tutto questo? Si: mi spiace.

Mi spiace anche che la mia bimba sia figlia unica. Lo sono anch'io, e a volte è stato difficile e noiso (poi so bene che avere una sorella o un fratello non implica le costruzione di un vero legame: ho numerosi esempi in questo senso).

 

Molti direbbero che ci sono mille rinuncie che si possono fare per amore dei figli. Concordo. Così come penso spesso che non sia giusto che questioni esterne condizionino la mia scelta di avere un secondo (e non decimo!) bambino.

 

Ma...le rinunce che possiamo pensare di fare noi genitori influiranno anche sulla bimba che già abbiamo. Sulle opportunità  che potremo darle, di fare esperienze, di studiare, di conoscere. E mi chiedo se sia giusto.

 

E mi chiedo anche - in tutta onestà - quante rinunce sono in grado di sopportare io, prima di sentire di stare vivendo una vita che non mi soddisfa. Perchè la famiglia è quanto di più bello al mondo ci possa essere, ma non è detto che basti a se stessa.

 

E poi ci sono altre questioni di carattere più pratico: lavorare, quando si ha un bimbo piccolo, è complicato. "Ma se lavori da casa è comodo: puoi tenere con te la bambina". Certo. Ma averla a casa significa non lavorare.

 

Noi possiamo contare solo sull'aiuto del mio babbo. Ma, con i suoi 84 anni, è già tanto che tenga la bimba un'ora ogni tanto, o la porti a cena fuori (cosa - fra l'altro - che mi intenerisce immensamente!).

 

Per il resto: le babysitter sono un costo impegnativo, e - comunque - resta il problema dei sensi di colpa da mamma (di cui avevo già parlato in un vecchio post: Riflessioni sulle mamme lavoratrici), che sto lentamente imparando a gestire con la bimba di 5 anni.

 

Ho ancora - idealmente - qualche mese per riflettere. Ma ho il forte sospetto che la mia piccola meraviglia resterà una socievole e divertente figlia unica. Per nostra fortuna pare - oltre tutto - che a lei la cosa vada molto bene.

 

"Lotte" interne a parte, son certa che, comunque, la nostra vita familiare sarà felicissima!

 

 

*Postilla doverosa: parlo sempre al singolare, ma mio marito è presente e coinvolto in tutto questo ragionare!